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Andrea De Giorgi (1836-1900) - Originali Composizioni Musicali per Organo

di Giosuè Berbenni

La pubblicazione Libro terzo. Originali composizioni per organo riproduce il manoscritto di Andrea De Giorgi (1836-1900) attivo a Gandino (Bergamo) dal 1859 al 1899 come maestro organista, pianista, didatta, compositore e concertatore della nota Banda musicale. La raccolta, ad uso proprio e senza datazione, ha 12 brani di stile popolare e operistico, per le cui qualità abbiamo pensato di farlo conoscere nel vasto mondo organistico italiano. Gandino, dalle antiche tradizioni manifatturiere tessili, è un comune di 5191 abitanti distante circa 24 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico. È di riferimento per la storia della musica bergamasca. La sua basilica ha due grandiosi organi contrapposti in magnifiche casse barocche. Illustri musicisti onorarono il suo nome, tra cui: Quirino Gasparini (1721-1778), maestro di Cappella di Torino dal 1760 al 1778, dove un suo Adoramus te per lungo tempo fu attribuito al divino Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791); il celebre Padre Davide da Bergamo (1791-1863), organista dal 1815 al 1818 che, dopo la repentina la morte della fidanzata, si fece frate a Piacenza. Nella seconda metà Ottocento, De Giorgi è stato l’animatore della vita musicale dell’illustre paese. Danno un’idea del valore del maestro alcuni significativi aneddoti: • ha suonato più volte a quattro mani con il sommo Giuseppe Verdi (1813-1901); • intratteneva rapporti cordiali con noti operisti del tempo, quali Amilcare Ponchielli (1834-1886), Alessandro Ninì (1805-1880) e celebri organisti quali Vincenzo Antonio Petrali (1830-1889); • ha avuto un pubblico riconoscimento da Papa Pio IX (1846-1878). A distanza di 122 dalla sua morte, si è pensato di dare visibilità al maestro con l’edizione critica del manoscritto, la cui trascrizione è stata realizzata con la collaborazione di Manuel Canale.

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Antichi Organi della Provincia di Parma

di Francesco Baroni, Federico Lorenzani, Andrea Carmeli

Il territorio della provincia di Parma, che oltre alla diocesi omonima, comprende anche la diocesi di Fidenza ed i territori dell’alta Val Taro e Val Ceno, che fanno parte della diocesi di Piacenza, ospita oltre 100 organi storici. Questi strumenti sono stati oggetto di una campagna di schedatura e di ricognizione fotografica a cura di Francesco Baroni, Federico Lorenzani e Andrea Carmeli. Oltre agli organi presenti nelle chiese cattoliche, sono stati censiti anche strumenti presso dimore o enti privati (organo seicentesco del Conservatorio di Musica di Parma, cappella della villa Paveri-Santucci-Dalla Rosa di Collecchio, Teatro Regio di Parma) o di altre confessioni (tempio metodista di Parma). Grazie ad analisi approfondite ed alla consultazione di documenti d’archivio inediti è stato anche possibile risalire alla paternità di un consistente nucleo di strumenti sei-settecenteschi. Gli organi superstiti testimoniano la presenza di diversi artefici di altissimo livello che hanno operato nel territorio nel corso dei secoli. In primis i membri di una importante scuola organaria locale, già attiva dal Seicento a cui si affiancano nell’ultima parte del XVIII sec. i celebri capolavori serassiani della Reggia di Colorno e del Duomo di Parma, senza contare quelli dei ferraresi Cavalletti. L’Ottocento vede poi il progressivo affermarsi di organari di scuola lombarda. Il risultato di questo censimento è ora confluito in una pubblicazione denominata “Antichi Organi della Provincia di Parma”, interamente a colori, di c.ca 350 pagine. Il libro è arricchito da un corposo quadro storico che delinea i caratteri peculiari della scuola organaria parmense e si chiude con una agile sintesi degli spostamenti di strumenti nel corso dei secoli.

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La riforma dell'organo classico. Tra contesto generale e dinamiche territoriali

di Giosuè Berbenni

Inquadriamo la complessa analisi della riforma dell’organo classico italiano, dal 1874, partendo da due riferimenti: • di carattere generale, con linee guida di pensiero che hanno stimolato e accompagnato la riforma, riguardanti diversi aspetti: storico-sociale, economicoindustriale, culturale-musicale, liturgico-temporale, ecclesiasticonormativo, organario-stilistico, organistico-esecutivo e didatticoformativo; • di carattere particolare, attinenti alle dinamiche territoriali bergamasche, con 4 articolate documentazioni: ‒ la lettera pastorale (1863) del vescovo P. L. Speranza nel massimo della fioritura dell’organo ottocentesco e, a distanza di quarantadue anni nel pieno sviluppo della riforma, i due regolamenti (1905, 1906) del vescovo G. M. Radini Tedeschi. Questi documenti hanno per oggetto la musica della liturgia nelle parrocchie, in particolare l’utilizzo degli organi; ‒ l’analisi delle articolate risposte di 647 parroci-rettori parrocchie, tratte dai due Questionari (del 1858 con 307 risposte su 348 parrocchie e del 1905 con 340 risposte su 352) inviati rispettivamente prima delle visite pastorali con argomentazioni sull’organo, sul suo utilizzo, sugli organisti, sulla retribuzione e sul canto popolare religioso; ‒ i regesti di tali risposte sono nell’allegato CD; la relazione Riforma in senso liturgico degli organi classici di Guglielmo Mattioli (1857-1924), conosciuta anche col titolo Per la riforma degli organi Serassiani, al I° Congresso Lombardo di Musica Sacra del 1907 svoltosi a Bergamo; tale relazione è presa a riferimento dai riformisti; ‒ la rinascenza dell’organo classico con gli sviluppi territoriali. Emerge che la riforma ha assunto sin dai primi anni del proprio avvento connotati territoriali, talvolta complessi e contrastanti. Le novità sono notevoli e diverse da quelle proposte dagli studi pubblicati. Si nota che: • la riforma dell’organo classico venne calata dall’alto; • gli organisti parrocchiali e i parroci erano contenti dell’organo classico presente nelle loro chiese; • nelle parrocchie ci si comportava in maniera consona al buon senso, al contegno religioso, ben diff uso negli organisti e nei parroci; • gli organisti parrocchiali, per lo più dilettanti, assunti dalle fabbricerie con il consenso dei parroci, utilizzavano l’organo in modo ragionevole, al di là di qualche opportuna lamentela; • gli organi non avevano bisogno di alcuna modifi ca per essere ‘liturgici’, perché lo erano di per sé già fin dal loro nascere; • l’esecuzione della musica ‘liturgica’ riusciva anche sugli organi detti ‘non liturgici’ per la sola colpa di essere antichi! Un libro che apre nuovi orizzonti di ricerca. C’è futuro solo se ci portiamo sulle spalle il passato!

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La rassegna concertistica "Musica Intorno al Fiume 2021" è finita.

Stiamo lavorando all'edizione 2022, presto usciranno i prossimi eventi.

Torna a controllare prossimamente!

 

 

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Ultime pubblicazioni

Il violoncello in Chiesa. Un protagonista della musica sacra a Napoli
LXXIII. La riforma dell'organo classico. Tra contesto generale e dinamiche territoriali
LXXIV. Antichi Organi della Provincia di Parma
LXXII. Gli organari Foglia da Palazzolo Sull'Oglio

Catalogo dei volumi editi

Disponibile il catalogo di tutti i volumi pubblicati dall'Associazione Serassi, in lingua italiana e inglese. Cliccate sull'immagine per scaricare il pdf.
Edizione Dicembre 2020

 

L'associazione Giuseppe Serassi

L’Associazione culturale Giuseppe Serassi è nata nel 2002 con lo scopo di valorizzare gli antichi organi a canne e la musica antica in genere. E’ nata così la rassegna musicale “Musica intorno al fiume”. Oltre alla rassegna l’Associazione Serassi vanta una ricca produzione culturale di pubblicazioni (articoli, saggi, libri, riviste specialistiche) sugli organi storici o di carattere musicologico nonché incisioni discografiche di organi restaurati.
Inoltre negli anni ha fatto conoscere il patrimonio organario locale attraverso visite guidate agli strumenti antichi, lezioni – concerto, relazioni ai convegni e mostre fotografiche.