A cura di:
Federico Lorenzani, Marco Ferrarini

L’organo Agostino Traeri 1784

La storia dell’organo della Collegiata di Gualtieri  inizia nel 1668, momento in cui il Capitolo  decide di costruirne uno con l'intervento economico del Comune. L’organo viene costruito dal parmense Carlo Lanzi, famoso organaro del suo tempo. Nel 1784, dopo la riedificazione della chiesa,  Agostino Traeri, ultimo esponente della celebre dinastia dei Traeri,  ne costruisce uno. Molto probabilmente si trattava del più grande organo costruito da Agostino anche se per altra destinazione: con 57 tasti e controttava, di 12 piedi e 21 registri.

Agostino, per adattarlo alla cassa predisposta, fu costretto a ridimensionarlo: mantenne  parte del materiale fonico seicentesco ma anche cinquecentesco da lui recuperato in altri restauri.

Nel 1788 Andrea Montesanti completò il lavoro del Traeri che, verosimilmente, non lo aveva portato a termine.

La fase di studio dello strumento è stata particolarmente complessa a causa dei numerosi ampliamenti e restauri subiti dallo stesso: infatti nel corso dei secoli lo strumento subì innumerevoli interventi e modifiche che ne compromisero la funzionalità e ne stravolsero la fisionomia.

Le lunghe ricerche effettuate presso vari archivi hanno stabilito che l'organo, a differenza di quanto si pensava, è di proprietà della parrocchia e non del Comune. Tale equivoco era probabilmente nato dal fatto che il Comune fin dal 1668 aveva sempre contribuito alle spese di restauro e manutenzione dell'organo.

La presenza di un organo di grande pregio architettonico e fonico era motivo di orgoglio per l'intera cittadinanza, a dimostrazione di una fusione e comunanza di intenti tra il mondo religioso e quello civile.

Quanto descritto ha configurato l'impegno dei nostri predecessori e ci serve da monito per le generazioni future per l'incremento, la costante valorizzazione ed il restauro del patrimonio organario.

Il restauro dell'organo ci ha permesso di recuperare lo spirito del passato, di poter andare a ritroso ripercorrendo secoli di storia di questo strumento e di riappropriarci della cultura del tempi passati. Il suono dell'organo ci consente di creare un feeling fra passato e presente, di creare un ponte sonoro immaginario tra il suono ascoltato dai nostri predecessori dal '600 ad oggi.

Accanto all'aspetto più tecnologico che caratterizza l'organo come “macchina” di complessa ingegneria, è possibile percepire che la creazione di tale strumento è un atto meraviglioso in cui materiali, misure, proporzioni, leggi fisiche applicate si intrecciano (quasi magicamente) a procedimenti empirici, destando ancora oggi, a distanza di secoli, nello studioso come nell'interprete e nell'ascoltatore, stupore e senso di meraviglia.

Da una tale sintesi di significati scaturiscono capolavori ineguagliabili sia per la loro qualità fonica, sia per la presenza di mirabili complessi architettonici: prospetto-cassa-cantoria.

Le pratiche del restauro e gli studi sui materiali sono stati eseguiti in stretta collaborazione con la Soprintendenza di Modena - Reggio Emilia e l’ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla. 

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