
Organista: Davide Pozzi
Organo Domenico Traeri 1725
Chiesa parrocchiale di San Giacomo apostolo
Cognento (RE)
L'associazione G.Serassi, nell'ambito delle proprie iniziative culturali, ha prodotto in collaborazione con la casa discografica MV di Cremona, un CD dedicato al grande organista e compositore romano Bernardo Pasquini.
Nonostante la grandezza di questo musicista vissuto a cavallo tra il XVII e XVIII secolo,
le sue musiche non vengono studiate e realizzate in forma di concerto come meriterebbero.
Il CD realizzato al magnifico organo Traeri (1725) di Cognento (RE) è certamente uno degli unici a livello mondiale dedicati a Pasquini, ha l'obbiettivo di sensibilizzare gli studiosi e gli appassionati di musica antica nei confronti di questo musicista poco frequentato se non del tutto dimenticato.
«Quanto al ragguaglio che desidera intorno al Sig. Bernardo Pasquini, non posso dirle altro: solo che chi vuole scordarsi travagli e fatighe senza che beva l’acqua del fiume Lete, s’incammini a godere la dolce sinfonia de’ cembali et organi toccati dalle sue mani; [perchè nel tempo] presente non capita in questo gran teatro del mondo prencipe o privato straniero che non si porti ad ammirare la virtù inimitabile di questo celebre soggetto».
In questo modo, nel 1693 il teorico e compositore Angelo Berardi descriveva, con espressioni certamente barocche, il nostro Bernardo Pasquini. Nato a Massa Valdinievole il 7 dicembre 1637, venne portato in giovane età da uno zio a Ferrara, dove prestò servizio come organista per quella famosa ‘Accademia della morte’ dove qualche decennio prima avevano lavorato Girolamo Frescobaldi e Luzzasco Luzzaschi.
Nel 1650 raggiunge Roma, dove passerà il resto della sua vita lavorando come organista di importanti chiese (tra le quali S. Maria in Vallicella, S. Luigi dei Francesi ed infine in S. Maria in Aracoeli, con il titolo di “Organista del Senato e del popolo romano”. In oltre cinquant’anni di attività, lavorò come organista, cembalista e compositore sia di musica vocale (in particolare cantate e oratori) che di musica per tastiera, servendo il fiore dell’aristocrazia Romana: La regina Cristina di Svezia, le famiglie Pamphilj, Ottoboni, Rospigliosi, Colonna e Borghese.
Nel 1664 suonò per Luigi XIV, al seguito di una delegazione pontificia in visita in Francia e questa non era la sua prima visita al di fuori dell’Italia. Era infatti stato a Vienna dove aveva suonato per l’imperatore Leopoldo I che invano aveva cercato di assumerlo al proprio servizio.
La sua fama di didatta riusciva ad attrarre a Roma numerosi cembalisti e organisti, che negli anni successivi sarebbero diventati famosi: Georg Muffat, Johann Philip Krieger e gli italiani Domenico Zipoli e Francesco Gasparini.
Con l’esclusione di alcune opere pubblicate in antologie, tra il 1700 e il 1720, la quasi totalità dei lavori di Bernardo Pasquini ci è giunta in forma manoscritta.
Fino a poco tempo fa la mancanza di un’edizione critica delle opere di Pasquini e la presenza di numerosi lavori malamente rivisti rendeva problematica e limitata l’esecuzione di questo repertorio.
Grazie alla nuova Opera omnia pubblicata dall’Istituto dell’organo storico Italiano l’accesso a questo repertorio diviene oggi estremamente semplice e garantisce una lettura libera da aggiunte e cambiamenti arbitrari.
In particolare, ciò che più colpisce tra le caratteristiche compositive del maestro romano è la pulizia e la razionalità estrema della condotta delle parti che si svincola a volte dal mero contrappunto per andare a visitare quella vena melodica tipica di un momento storico ancora da venire. Per poter godere a pieno di tutte le sfumature, delle imitazioni, delle parti fugate si è cercato di riprodurre una sonorità cameristica che ben si sposa con l’uso non solo liturgico che veniva fatto degli organi positivi al tempo del Pasquini.
L’organo utilizzato, oltre ad essere coevo della musica suonata, è situato in un piccolo ambiente che ha potuto suggerire una lettura più libera da vincoli acustici dovuti ad un riverbero più ampio. Una lettura dei brani quasi cembalistica dunque è sicuramente adatta ad un repertorio spesso suonato nei grandi palazzi Romani e non solo in chiesa. Per questo e per il fatto di avere ritornelli molto frequenti nel basso, che quindi schiariscono anche i passaggi affidati alle parti meno acute, il piccolo strumento del Traerei ci è sembrato davvero perfetto.
Davide Pozzi