Organista: Davide Pozzi
Organo A. Montesanti 1794
Marcaria, frazione Campitello (MN)
Organo Anon. (Sec XVIII)
Marcaria, frazione Casatico (MN)
Organo G. Doria 1745
Marcaria, frazione Ospitaletto (MN)

contenuto musicale:

1- 3 Johann Sebastian Bach, Concerto in Fa magg. BWV 978
(da Vivaldi op. III n. 3)

4-6 Anne Dawson, Sonata in Re magg.
(da Vivaldi op. III n. 9)

7-9 Anne Dawson, Sonata in La magg.
(da Vivaldi op. III n. 5)

10-12  Anne Dawson, Sonata in Re magg.
(da Vivaldi op. III n. 12)

13- 15 Johann Sebastian Bach, Concerto in Re magg. BWV 972
(da Vivaldi op. III n. 9)

16- 18 Johann Sebastian Bach, Concerto in Sol magg. BWV 973
(da Vivaldi op. VIII n. 2)

19-23 Anne Dawson, Sonata in Fa magg.
(da Vivaldi op. III n. 7)

L’organo e gli strumenti a tastiera sono sempre stati considerati, nel periodo barocco, la base e il sostegno dell’armonia. Essi costituivano una presenza costante per l’accompagnamento di qualsivoglia altro strumento solistico, o per la voce, ma erano anche parte fondamentale in organici di ampie dimensioni.Tuttavia lo strumento a tastiera poteva elevarsi a ruolo solistico e in alcuni casi, grazie alla trascrizione, farsi carico di tutte le parti dell’orchestra.

Numerosissimi furono i tastieristi che trascrissero musica orchestrale con grande abilità, a volte creando veri capolavori per il proprio strumento: questo permetteva loro di eseguire brani di grande notorietà senza dover ricorre all’ausilio di altri strumentisti. Bach, ad esempio, trascrisse per organo numerosi ‘concerti’, naturalmente utilizzando un strumento di grandi dimensioni e dotato di pedaliera. Le notevoli difficoltà tecniche che questi brani pongono, ne fanno ancora oggi veri capisaldi della letteratura organistica e le aggiunte bachiane alle parti originali rendono questi brani quasi nuove composizioni. Non meno brillanti sono gli esempi proposti nel disco, pur non prevedendo una parte per il pedale.
Questa caratteristica i brani scelti adatti anche all’esecuzione cembalistica, analogamente a quanto avviene per i concerti trascritti dall’inglese Anne Dawson. Il suo ‘book’, compilato nella prima metà del XVIII secolo, contiene svariati brani trascritti da stampe di diversi compositori. I quattro concerti tratti dall’opera III di Vivaldi vengono indicati come ‘sonate’. È interessante notare come gli stili nella trascrizione siano molto differenti: il tessuto musicale, all’apparenza quasi scarno per la Dawson, si rivela tuttavia molto limpido ed estremamente funzionale all’esecuzione organistica. Più complessa appare invece la rielaborazione bachiana, con aggiunte ed idee ritmiche nuove: pur presentando maggiori difficoltà tecniche per l’esecutore, si può facilmente notare la forte idiomaticità tastieristica, anche dei passaggi più impegantivi.
Di grande interesse musicologico nel disco è infine l’accostamento tra due trascrizioni del medesimo pezzo, così da poter apprezzare a pieno le notevoli differenze di stile.
L'uso dei tre organi in stile italiano tardo barocco può essere assimilabile a quello dei grossi organi positivi utilizzati, ad esempio, da Händel per i suoi concerti. La loro estrema brillantezza nel colore del suono aiuta a valorizzare la vivacità dei brani più veloci. Il limite imposto dalla presenza di pochi registri adatti alla cantabilità e dalla mancanza del doppio manuale è stato in parte aggirato grazie all’utilizzo della voce umana e della flutta soprani unite al principale.


Davide Pozzi