Maurizio Cazzati (1616-1678): musico guastallese
Nel processo di graduale rivalutazione del Seicento musicale italiano che da poco più di un secolo ha portato alla riscoperta di musica di grandissimo valore, su tutte hanno primeggiato due figure, quelle di Claudio Monteverdi (1567-1643) e di Francesco Cavalli (1602-1676), prolifici compositori in tutti i generi musicali, dal teatro d’opera alla musica sacra, dalla musica strumentale a quella vocale profana.
Solo in anni recentissimi si è cominciato a valorizzare anche altri di quei compositori cosiddetti “minori”, considerati tali, non tanto per demeriti artistici, ma per semplice oblio storico.
All’interno del panorama seicentesco il compositore emiliano Maurizio Cazzati (1616-1678) riveste sicuramente un ruolo di spicco, per la sua multiforme e variegata attività, non solo dal punto di vista musicale. Tale ruolo si può desumere in primo luogo dalla consistenza della sua produzione musicale a stampa, estremamente ponderosa, soprattutto per i canoni dell’epoca: Cazzati diede alle stampe sessantasei numeri d’opera in meno di quarant’anni (dal 1641 al 1678), per un totale di oltre cento edizioni distinte, contando le ristampe (sia curate da lui sia curate da altri). La semplice rilevazione quantitativa induce a riflettere sull’enorme diffusione che ebbe la sua musica, se non altro per cercare le motivazioni di una così vasta attività editoriale; tuttavia, il valore musicale della produzione di Cazzati non deve essere individuato nel mero aspetto quantitativo, quanto piuttosto nella qualità sempre elevata della scrittura, del resto riconosciuta già da molti dei suoi contemporanei. Nelle proprie opere Cazzati spazia tra diverse tecniche compositive: dal contrappunto più severo della musica sacra, allo stile concertato della musica vocale profana, alla scrittura idiomatica della musica strumentale; Cazzati utilizza tali risorse non solo in senso proprio, ma riesce anche a innovarle, combinandole in uno stile brillante e variegato, e sfruttando la composizione come un vero e proprio laboratorio, in cui amalgamare vecchi e nuovi linguaggi musicali, in cui concertare voci e strumenti in una fusione tra slancio al divino e umane passioni.
Tali istanze innovative investono anche altri campi, in particolare quello delle istituzioni musicali, che Cazzati ha saputo rinnovare in ciascuno dei centri musicali in cui operò: Santa Maria Maggiore a Bergamo, l’Accademia della Morte a Ferrara, San Petronio a Bologna, e infine le chiese mantovane.
La figura e l’attività di Cazzati rivestono interesse dal punto visto storico-sociale, poiché ci restituiscono un esempio emblematico di un musicista che si stacca progressivamente dall’istituzione del rigido mecenatismo tardocinquecentesco, per approdare ad una sorta di auto-imprenditorialità ante litteram, che gli permette di sfruttare le proprie competenze per interagire in maniera proficua con il mercato musicale ed editoriale dell’epoca.
Il presente volume, che rappresenta (come si è visto nelle precedenti pagine) il primo passo di un ben più ampio progetto, si configura come una serie di contributi di taglio diverso, utili per inquadrare la figura di Cazzati da più punti di vista. Chiaramente prioritaria è la ricostruzione della vicenda biografica del compositore, operazione che Antonio Moccia compie nel suo contributo con un buon margine di precisione: grazie anche ad una documentazione poco conosciuta (lettere e rari documenti d’archivio), possiamo capire in quali reti di rapporti diplomatici e politici (oltre che culturali) fosse inserito Cazzati, mettendo in relazione la sua vicenda biografica e l’altrettanto variegata produzione musicale. Quest’ultima viene indagata in maniera sistematica nel secondo contributo (ad opera di chi scrive), dove si propone un catalogo completo delle composizioni di Cazzati: dall’analisi complessiva del suo corpus compositivo si possono ricavare nuove osservazioni sull’importanza della figura di Cazzati all’interno del coevo panorama musicale ed editoriale. Il terzo contributo, scritto da Francesco Saggio, parte dall’analisi di alcune caratteristiche della musica di Cazzati per giungere ad una serie di proposte (anche operative) per il futuro, individuando alcune possibile direttive per valorizzare al meglio, anche in sede di edizione critica. Segue una piccola appendice contenente una serie di documenti (finora inediti) riguardanti la polemica in cui venne coinvolto Maurizio Cazzati appena designato come maestro di cappella presso la Basilica di San Petronio a Bologna, in contrapposizione con i musicisti Giulio Cesare Arresti e Lorenzo Perti; tale appendice è strutturata in modo tale da dare uno spaccato abbastanza significativo, oltre che degli avvenimenti storici, anche della peculiare personalità del compositore. Chiude la miscellanea una bibliografia ragionata, contenente sia i contributi della letteratura musicologica che si sono occupati di Cazzati, sia un elenco delle edizioni in facsimile reperibili delle sue opere a stampa, utile come guida per reperire praticamente le sue musiche.
L’auspicio di chi scrive è che questo lavoro possa essere di ispirazione e di supporto per future ricerche, mirate alla riconsiderazione non solo di musicisti come Maurizio Cazzati, ma anche alla rivalutazione della musica di un secolo purtroppo ancora in gran parte inesplorato, il Seicento musicale italiano.
Paolo Giorgi
 
        
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