Rivista Arte Organaria Italiana - Editoriale

Rivista Arte Organaria ItalianaNegli ultimi 50 anni gli studi sull'arte organaria italiana hanno fatto registrare notevoli progressi, come testimoniano le numerose pubblicazioni monografiche sugli strumenti e i primi saggi su botteghe e scuole.
Questa evoluzione è stata possibile grazie al solco tracciato da Renato Lunelli, dal quale hanno preso avvio nuovi approfondimenti e ricerche con importanti risultati. Non saranno mai abbastanza riconosciute le intuizioni dell’organologo trentino, partendo dalle quali una nuova generazione di studiosi si è nel frattempo formata.
Paradossalmente il progredire degli studi organologici porta con sé la crescente consapevolezza di quanto vi sia ancora da fare per tracciare una storia dell’organo italiano, che voglia andare oltre le ormai consuete schematizzazioni che riassumono l’evoluzione della nostra arte organaria ad un ristretto gruppo di operatori e alle scuole ad essi associate. Di fatto questo ha comportato la riduzione di gran parte degli organari a meri epigoni di modelli precostituiti.
La ricerca sta invece sempre più dimostrando la grande varietà di tipologie e correnti che possiamo trovare in campo artistico sul territorio italiano.
Per delineare queste diverse scuole organarie è tuttavia necessario un grande lavoro di analisi e di interrelazione dei manufatti superstiti e dei documenti archivistici.
Allo stesso tempo non va sottaciuto il fatto che, nonostante le crescenti eccezioni positive in determinati ambiti territoriali, il censimento del patrimonio organario superstite sul territorio nazionale sia ancora lontano dall’essere completato.
Grazie al fondamentale supporto dell'Associazione culturale Giuseppe Serassi di Guastalla e ai laboratori di restauro, Arte Organaria Italiana nasce quindi con l’intento di offrire un ulteriore strumento di diffusione, affinché i risultati di lunghe ricerche da parte degli studiosi possano essere rintracciabili dal maggior numero possibile di fruitori. L'indirizzo generale sarà prevalentemente di carattere organologico, ma non mancheranno anche contributi con indirizzo musicologico.
Concludiamo con l’auspicio di aver iniziato un progetto che possa coinvolgere gli organologi di tutta la penisola, ai quali vorremmo rivolgere un invito a far crescere assieme questa rivista.

                                                                              LA REDAZIONE

 
        
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